E c'era un tempo della madonna e io non ho pianto neanche un po'. Mi sono dimenticata il rescue remedy in macchina, non ho preso le gocce di mia mamma e nemmeno un fazzoletto di carta. Solo calze di riserva, tante e tutte sbagliate. Certo, perché una volta trovata la calza perfetta per peso e nuance, la medesima si è estinta e non ne esisteva più un paio in tutta la Lombardia e parte del Veneto. Un po' come il vestito di Dior.
Il bouquet era sbagliato, non brutto, ma sbagliato. Doveva avere i gambi più lunghi e fasciati solo in parte, invece era una specie di clava col manico ingessato. Il colore delle rose però era commovente e le calle bordeaux semplicemente bellissime. Poi ho amato (ne sto ancora amando uno, che resiste strenuamente) i centrotavola, fatti di ortensie autunnalissime, rose commoventi e bacche rosa (mi erano state spacciate per bordeaux, ma lo perdono il fiorista dell'orto, perché nell'insieme erano spettacolari).
Pare che si sia mangiato e bevuto bene. Io non lo so, mi sono cibata dell'essere la sposa e di un'oliva ascolana. Dalle foto poi ho scoperto per esempio che c'erano dei vassoi di frutta e dei pasticcini, ma chi li ha visti?
Per tornare ai cognomi (a proposito, mi chiedevo, questo cognome nuovo di zecca che ho acquisito a cosa mi serve? Devo studiarmi una nuova firma o mi arrestano se lo uso, per dire, su un assegno?); cognomi si diceva, perché se il fiorista era uomo
dell'orto e me l'ha dimostrato, la truccatrice era veramente
forte, rosanna per l'anagrafe. Mi ha vista la prima volta e già sapeva cosa fare, non mi ha chiesto un tubo. Dopotutto la professionista era lei, io riesco a sbavarmi anche col mascara secco. La seconda volta poi eravamo già grandi amiche, caffè, sigaretta, magari adesso ti trucco perché alle undici ti sposi...
[continua]